L'istruzione ai tempi dell'intelligenza artificiale: tecnologia e ritorno alla persona

Il lavoro non si esaurisce con la dimensione reddituale, crea un valore che le macchine difficilmente possono alimentare o sostituire, dato che è attinente alla tipicità umana. Inoltre i cambiamenti del mondo del lavoro implicano aspetti educativi e formativi all'interno dei quali la tecnologia deve essere vista come un alleata, anche nella prospettiva di una sua pervasività. Sono grandi temi, che pongono interrogativi complessi, ai quali ha cercato di dare delle risposte il dibattito aperto oggi nell'auditorium del Dipartimento di Lettere e Filosofia, sostenuto un panel autorevole che annoverava, fra gli altri, il presidente della Provincia autonoma di Trento Ugo Rossi e organizzato a cura del Dipartimento della Conoscenza della Provincia autonoma di Trento, in collaborazione con Allavoro!.
Moderato dal giornalista Simone Spetia, l'incontro ha visto, oltre a quello del governatore Rossi, gli interventi di Marco Bentivogli, segretario FIM-CISL, Maurizio Del Conte, presidente Agenzia per le Politiche Attive del Lavoro, Francesco Luccisano, di Allavoro! e già capo Segreteria Tecnica del MIUR, Dario Odifreddi, di Piazza dei Mestieri.
Ugo Rossi ha sottolineato come positivo tutto ciò che riesce a connettere le esigenze delle imprese, le dinamiche del territorio e l'educazione. In questa direzione e per superare la dicotomia tra cultura e lavoro il Trentino, grazie alla sua speciale Autonomia, ha realizzato dei poli formativi che collegano imprese e ricerca e permette ai giovani di sviluppare competenze basate su conoscenze, spirito critico, etica e appartenenza al territorio.

Attualmente il lavoro sta attraversando grandi cambiamenti, dove il ruolo della tecnologia sembra sorpassare l'abilità umana. Tuttavia, le macchine non sono in grado di decidere secondo opportunità, etica e efficacia. L'approccio alla formazione all'interno di questi mutamenti dovrà essere in grado di consolidare le competenze tecniche e di gestire la tecnologia stessa. Un elemento positivo all'interno dell'ordinamento scolastico odierno è il sistema duale, la cosiddetta alternanza scuola-lavoro, che in molte aree del nostro Paese ha difficoltà a conciliare l'esperienza educativa a quella produttiva. Esempi positivi però esistono: in Trentino, come ha ricordato Ugo Rossi, esiste un responsabile in ogni scuola che progetta l'esperienza rendendo coerente insegnamento e produttività. Un altro esempio è stato portato dal referente del progetto Piazza dei Mestieri, che in due aree geografiche molto distanti, Torino e Catania, lega imprese locali, istituzioni e scuole, offrendo ai giovani occasioni concrete di apprendimento sul lavoro. Un aspetto da non sottovalutare è il gap tra lavoratori e formazione, che potrebbe essere superato attraverso la costituzione di reti diffuse, di "competence center" dove le persone che necessitano di riqualificazione trovino opportunità di promozione, agganciate a occasioni di sviluppo e formazione. Il mondo del lavoro che è sempre più pervaso dalla tecnologia ha bisogno di figure specializzate, in grado di soddisfare i bisogni delle imprese. La questione diventa, quindi, soprattutto culturale, sia dal punto di vista del sistema educativo, sia dal punto di vista aziendale: l'industria dovrà saper prevedere, in alleanza con la scuola, quali sono le competenze necessarie e in questa prospettiva diventano fondamentali logiche di politiche attive, perché un cittadino consapevole è anche un lavoratore capace di affrontare la competitività e indirizzare i destini della propria impresa.

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