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Cosa farò da grande?

Un elemento fondamentale per avere successo nella ricerca lavorativa è sapere che tipo di lavoro si sta cercando. Tale consapevolezza è infatti una guida necessaria per affrontare efficacemente le varie fasi della ricerca.

Sapere a che tipo di lavoro si ambisce non è però sempre facile, significa fare delle scelte e avere un obiettivo professionale definito. L'elaborazione di un progetto professionale personale dovrebbe essere perciò il primo passo per chi cerca lavoro.

Per mettere a punto tale progetto la persona deve essere in grado di esplorare diversi ambiti, la sua realtà interna e quella esterna. Tutte le informazioni raccolte su di sé, sui propri interessi e capacità, sul percorso formativo, sulle opportunità occupazionali ecc. devono essere riordinate ed utilizzate per sviluppare una propria progettualità e identificare un piano di azione personalizzato.

Nella stesura di un progetto è importante avere ben chiaro il proprio obiettivo, sia a breve che a lungo termine. La definizione dell'obiettivo è il risultato del confronto tra interessi, conoscenze, aspettative, ma anche bisogni, vincoli soggettivi e strutturali. E' importante evidenziare tutti gli aspetti che possono essere una risorsa per il raggiungimento dell'obiettivo, ma anche tutti gli ostacoli che è possibile prevedere. Spesso è necessario costruire con questi elementi una scala di priorità, poiché non sempre le varie esigenze sono facilmente coniugabili. Inoltre ogni elemento considerato può diventare una risorsa o un vincolo a seconda dell'obiettivo, del momento, del tipo di lavoro.

Per una corretta elaborazione del progetto professionale, definire l'obiettivo professionale è necessario, ma non sufficiente; bisogna individuare le fasi da attraversare, gli strumenti e i mezzi da utilizzare per raggiungere tale obiettivo.

È utile inoltre prevedere dei momenti di verifica e di valutazione. Perché ciò sia possibile, per ogni fase devono essere ipotizzati dei tempi di realizzazione. Le verifiche intermedie permettono di individuare le difficoltà incontrate, le discrepanze tra ciò che si era ipotizzato e ciò che si è realizzato e quindi consentono di riformulare in modo più preciso il piano d'azione. Ciò significa che il progetto non è qualcosa di statico, ma prevede già al suo interno dei momenti di cambiamento e adattamento alle situazioni che via via si vanno delineando.

Più il progetto è dettagliato e preciso in ogni suo aspetto, più è facile verificarne la validità, individuarne eventuali carenze o errori ed apportare delle correzioni. E' possibile che gli adattamenti riguardino solo aspetti marginali, ma può anche accadere che la verifica imponga una ridefinizione completa del progetto. In questo caso è necessario riprendere la riflessione sull'autovalutazione e riformulare gli obiettivi in modo più mirato.

Il progetto professionale è uno strumento altamente individualizzato, poiché ha valore solamente per la persona che lo predispone, nell'arco temporale individuato. Ciò significa che non è possibile fare una formulazione a priori, tenendo conto dei soli dati a disposizione, ma è la persona che deve dare significato e valore a questi dati e collocarli all'interno di un piano di azione.

La presenza di un progetto professionale serve per affrontare tutte le fasi di transizione, come la ricerca del primo lavoro o di una nuova o/e diversa occupazione; permette di analizzare correttamente la situazione e di prevedere una serie di azioni per poterla gestire nel modo più appropriato. Gestire tali eventi significa anche controllare lo stress connesso ai momenti di transizione, poiché il cambiamento porta sempre con sé uno stato di ansia per l'incertezza del futuro. Eliminare completamente l'ansia è impossibile, ma l'esistenza di un progetto consente di programmare e in parte prevedere gli avvenimenti e di modificare le proprie azioni di conseguenza.

L'esistenza di un progetto professionale e degli elementi dei quali esso si compone può essere più o meno consapevole ed esplicito. L'importante è che il lavoratore non si ponga sul mercato del lavoro con la poco funzionale, ma molto comune, richiesta di "un lavoro qualunque".

Cercare un lavoro qualunque è infatti il miglior modo per non trovare nessun lavoro. Dietro questa affermazione, apparentemente di massima disponibilità ed apertura, si nasconde infatti una confusione di fondo e un'incertezza che giustificano l'assenza di una attiva ed efficace ricerca di lavoro.

Ciò è dovuto a due ordini di fattori. Prima di tutto è praticamente impossibile per una persona riuscire ad avere informazioni e gestire tutte le domande di lavoro espresse dal mercato in un dato periodo. Molto più fattibile è concentrarsi su un determinato settore e/o profilo professionale. In secondo luogo la ricerca di un "qualsiasi tipo di lavoro" è solo frutto di domande non poste e risposte non date. Dire che si è disponibili ad accettare una lavoro qualunque significa infatti essere disposti a tutto, indipendentemente da titolo di studio, esperienze professionali, orario e sede di lavoro, ecc.

Ma in quanti e quali casi è realmente così?

Meglio quindi fare un'attenta autovalutazione prima di porsi sul mercato del lavoro; farlo dopo significa allungare i tempi della ricerca e aumentare il rischio di mismatching tra offerta e domanda di lavoro.

Gli operatori di orientamento presenti presso i Centri per l'impiego si propongono di dare un supporto informativo e metodologico a tutti coloro che hanno bisogno di un aiuto nel "progettare" la propria transizione professionale.

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