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Normativa nazionale in materia di apprendistato

Normativa nazionale in materia di apprendistato


Si riporta di seguito un elenco - non esaustivo – delle principali disposizioni normative a livello nazionale e provinciale in materia di apprendistato. In alcuni casi fare riferimento direttamente alla legge da cui deriva l’adempimento amministrativo richiesto all’azienda (datore di lavoro e tutore) o all’apprendista ai fini di una corretta gestione del sistema-apprendistato, può aiutare l’operatore dell’Ente a rendere più incisivo l’adempimento stesso.

Per il testo completo della normativa citata si rimanda a:

http://www.parlamento.it/elenchileggi/87088/gencopertina.htm - Sito del Parlamento Italiano

http://www.lavoro.gov.it/lavoro/ - Sito del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali


Legge 196/97 “Norme in materia di promozione dell’occupazione” (Legge Treu) – Vecchio apprendistato

A questa legge, con la quale si identifica ad oggi il vecchio apprendistato, disciplinato in principio dalla Legge 25 del 1955, fanno tutt’ora riferimento i CCNL non ancora rinnovati.

In questo caso il datore di lavoro non ha l’obbligo di compilare il piano formativo e la formazione formale è demandata interamente all’Ente di Formazione preposto dall’Agenzia del Lavoro - P.A.T che deve realizzarla all’esterno dell’azienda.


D.M. 28 febbraio 2000 “Disposizioni relative alle esperienze professionali richieste per lo svolgimento delle funzioni di tutore aziendale”

Vengono definiti i requisiti e le competenze in base alle quali il datore di lavoro sceglie il tutore aziendale. In particolare si richiama l’art. 2:

  1. le funzioni del tutore possono essere svolte da un lavoratore qualificato designato dall’impresa oppure, nel caso di imprese con meno di 15 dipendenti, e nelle imprese artigiane, dal titolare dell’impresa stessa, da un socio o da un familiare coadiuvante..
  2. Il lavoratore designato dall’impresa per le funzioni di tutore deve:
  1. possedere un livello di inquadramento contrattuale pari o superiore a quello che l’apprendista conseguirà alla fine del periodo di apprendistato.
  2. svolgere attività lavorative coerenti con quelle dell’apprendista
  3. possedere almeno tre anni di esperienza (requisito che non si applica nel caso in cui non siano presenti in azienda lavoratori in possesso di tale qualifica).

Si richiama inoltre l’art. 3, comma 2: “I tutori sono comunque tenuti a partecipare, all’avvio della prima annualità di formazione esterna, ad almeno una specifica iniziativa formativa di durata non inferiore ad 8 ore, organizzata e finanziata dalle strutture di formazione esterna all’azienda nell’ambito delle attività formative per apprendisti”.

Il richiamo a questo Decreto può essere efficace quando si invita il tutore aziendale a frequentare il corso-tutori, la cui partecipazione è ritenuta vincolante per poter diventare tutore.


D.Lgs. 276/03 “Attuazione delle deleghe in materia di occupazione del mercato del lavoro, di cui alla legge 14 febbraio 2003, n.30” (cd. Riforma Biagi) – Nuovo apprendistato

L’art. 49, dedicato alla disciplina dell’apprendistato professionalizzante, definisce il nuovo contenuto formativo dell’Istituto, volto ad accrescere le competenze professionali e ad ottenere una qualificazione introducendo la novità della formazione formale affidata all’azienda ( conseguente compilazione del piano formativo individuale contestuale al momento dell’assunzione).

L’obiettivo della qualificazione dell’apprendista è perseguito mediante la formazione sul lavoro e l’acquisizione di competenze di tipo trasversale e tecnico-professionali. Tale fattispecie normativa può essere applicata a tutti i settori produttivi e da tutti i datori di lavoro, comprese le associazioni sindacali, per giovani di età compresa tra i 18 e i 29 anni e 364 giorni di età. La norma consente di anticipare a 17 anni l’età minima se il giovane ha già ottenuto la qualifica professionale ai sensi della legge 53/2003. La durata del contratto è compresa tra un minimo di due anni ed un massimo di sei: spetta alla contrattazione collettiva nazionale o regionale stipulata dalle associazioni comparativamente più rappresentative, stabilirne la durata in relazione al tipo di qualificazione da conseguire.

Dalle disposizioni normative emerge che la formazione formale debba intendersi in questo modo:

  1. deve svolgersi in un contesto formativo adeguato,
  2. deve svolgersi mediante una specifica progettazione,
  3. deve essere intenzionale,
  4. deve essere programmata,
  5. deve essere verificabile e certificabile.

Il decreto 276/03 definisce la "formazione formale", ossia di una formazione effettuata attraverso strutture accreditate o all'interno dell'impresa secondo percorsi strutturati di formazione on the job e in affiancamento certificabili secondo le modalità che saranno definite dalle future normative regionali.


Circolare 40/2004 del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale “Il Nuovo contratto di apprendistato”

Circolare nella quale si chiarificano le disposizioni in materia di apprendistato e in particolare le finalità dell’apprendistato professionalizzante, “finalizzato al conseguimento di una qualificazione professionale attraverso la formazione sul lavoro...diretta all’accrescimento delle capacità tecniche dell’individuo al fine di farlo diventare un lavoratore qualificato.

La circolare riprende quanto previsto dall’art. 53 comma 3 del D.Lgs. 276/03 (così come modificato dall'articolo 11 del decreto legislativo 6 ottobre 2004, n. 251) relativo alla disciplina sanzionatoria a tutela del rispetto dell’obbligo formativo che il contratto di apprendistato fa sorgere in capo al datore di lavoro, qualora l’inadempimento all’obbligo formativo sia imputabile esclusivamente al datore di lavoro e tale da impedire il raggiungimento della qualifica da parte dell’apprendista.

Il datore di lavoro è tenuto a versare all’INPS, a titolo sanzionatorio, la differenza tra la contribuzione versata e quella dovuta con riferimento al livello di inquadramento contrattuale superiore che sarebbe stato raggiunto dal lavoratore al termine del periodo di apprendistato, maggiorata del 100 per cento.

L'inadempimento formativo imputabile al datore di lavoro sarà valutato sulla base del percorso di formazione previsto all'interno del piano formativo e di quanto regolamentato dalla disciplina regionale.

Tale inadempimento potrà configurarsi in presenza di uno dei suddetti elementi: quantità di formazione, anche periodica, inferiore a quella stabilita nel piano formativo o dalla regolamentazione regionale; mancanza di un tutor aziendale avente competenze adeguate o di ogni altro elemento che provi una grave inadempienza del datore di lavoro nell'obbligo formativo.

In caso di inadempimento dell'obbligo formativo, e conseguente applicazione della suddetta misura sanzionatoria, al datore di lavoro sarà preclusa la possibilità di continuare il rapporto di apprendistato con lo stesso soggetto e per l'acquisizione della medesima qualifica o qualificazione professionale.


Legge n. 80, 14 maggio 2005 (Legge sulla competitività)

La Legge aggiunge al comma quinto dell’art. 49 del D.Lgs. 276/03 il seguente comma 5-bis: “Fino all’approvazione della Legge Regionale prevista dal comma 5, la disciplina dell’apprendistato professionalizzante è rimessa ai contratti collettivi nazionali i categoria stipulati da associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale”, significando pertanto che, anche nelle more delle leggi regionali/provinciali in materia di profili formativi, le imprese destinatarie dei ccnl rinnovati possano assumere lavoratori con contratto di apprendistato professionalizzante.

Ne discende una distinzione che per il modello formativo trentino può così essere sintetizzata:

  1. La formazione per tutte le nuove assunzioni avvenute dal 15.05.2005, per i Contratti Collettivi Nazionali che hanno recepito l’apprendistato professionalizzante, può essere realizzata sia in azienda sia fuori azienda, o in entrambe le modalità, previa obbligatoria compilazione del Piano Formativo Individuale, conforme al profilo formativo relativo alla figura professionale di riferimento, realizzato per la parte di formazione aziendale fin dal momento dell’assunzione.
  2. La formazione per apprendisti assunti con Contratti Collettivi Nazionali che non hanno recepito l’apprendistato professionalizzante o che lo hanno recepito, ma le assunzioni sono antecedenti alla data del 15.05.2005, è disciplinata dalla Legge 196/97, per cui tutta la formazione formale (trasversale e professionale) è gestita esternamente e realizzata dagli Enti che proporranno un’offerta formativa proposta con percorsi modulari.

Circolare n. 30/05 (15 luglio 2005) Circolare in materia di apprendistato professionalizzante

Si evidenziano particolari aspetti dell’Istituto riferiti alla contrattazione collettiva e alle regolamentazioni regionali, all’articolazione della formazione, ai limiti di età, ai profili retributivi, alla durata.

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