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Principio di condizionalità e Livelli minimi delle prestazioni

La condizionalità esprime il principio dello scambio fra cittadino e pubblica amministrazione: alla erogazione di un sostegno al reddito, deve corrispondere un reale e concreto attivismo nel cercare ed acquisire una nuova occupazione e nel rafforzamento delle proprie potenzialità (in termini di occupabilità), al fine di perseguire più rapidamente e puntualmente tale risultato.

Tali principi sono espressi nelle norme che regolano lo stato di disoccupazione e in particolare dal D.lgs. 181/2000 e dalla L.92/2012. Tali norme sanciscono quelli che sono i Livelli minimi delle prestazioni (Lep) che i servizi pubblici all’impiego devono proporre alle persone che entrano in stato di disoccupazione e, nello stesso tempo, vincolano queste persone ad accettare tali proposte, pena la cancellazione dallo stato di disoccupazione e la conseguente perdita di tutti i benefici economici ad esso associati.

Ciò significa che al cittadino che si iscrive presso il Centro per l’impiego sono fatti firmare la Dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro (Did) e un Patto di servizio, nel quale sono evidenziati diritti e doveri. Tale Patto prevede, di norma, anche la prima convocazione ad un colloquio di orientamento entro tre mesi dalla sottoscrizione della Did.

Durante il colloquio di orientamento si individuano gli obiettivi professionali della persona e si stipula un Piano di Attivazione Individuale (Pai), che di norma, prevede attività di formazione e attività di ricerca attiva del lavoro.

Tutte le attività che vengono sottoscritte nel Patto di servizio e nel Pai sono vincolanti e, nel caso gli impegni presi non fossero rispettati, è prevista la cancellazione dallo stato di disoccupazione.

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